Cara sorella,
sono stata incauta, nella mia lettera, a scriverti dove mi trovavo.
Quattro uomini mandati da nostro padre mi hanno trovata e inseguita, braccata per molti passi, finchè il fiato quasi non mi è mancato.. e in quel momento l’ho incrociato sulla mia strada, quando non avevo più speranza di libertà. Un uomo alto e possente, tra la folla, ha accolto la disperata richiesta di aiuto che lanciavano i miei occhi: si chiama Arhiman.
Il suo mantello rosso cremisi è stretto con una strana e deliziosa fibula, unica e mai vista prima d’ora, che rappresenta una divinità a noi sconosciuta. Dice di venire da un altro piano di esistenza.
Con le sue possenti spalle ha buttato per terra uno degli uomini, e gli altri si sono dimenticati per un lungo attimo della mia esistenza, Mabel.
Mi ha presa per mano e mi ha portata con sè, in una lunga ma fortunata fuga, grazie alla quale ci siamo lasciati alle spalle gli odiosi mercenari. Ti farà piacere sapere, sorellina, che conservo ancora gelosamente il mantello nero che mi hai donato prima di partire.
Non angustiarti per me, perché con Arhiman viaggio al sicuro. La sua spada è lesta e letale, e sembra avere una intensa predilezione per me, perché assomiglio a qualcuno che conobbe, anche se non ho ben capito di chi si trattasse.
Sto imparando a combattere, e a scappare veloce come il vento, del quale sono molto più silenziosa.
Non stare dunque in pena, Mabel; mangia a sazietà, godi del tuo letto, ammira i prati di Arabel per me, ed io ti racconterò di ogni meraviglia che vedranno i miei occhi, proprio come i libri che ti leggevo alla Farnia.
Fharlanghn è con me.
Alara GoldRiver
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